Fermare la guerra mettendo al primo posto i Diritti Umani

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sarebbe la soluzione giusta e definitiva per creare le condizioni di una pace mondiale duratura

Mentre i “grandi” del pianeta si riuniscono per decidere della vita stessa di intere popolazioni e della spartizione di intere aree geografiche e politiche come Libia, Iran, Irak, Palestina, Libano, per citare solo le aree più calde che tengono banco in questi giorni, le fazioni in lotta continuano a lanciarsi missili “intelligenti” accusandosi reciprocamente sulle responsabilità di chi ha fatto il primo passo e ostentando come trofei il numero delle vittime subite dal “nemico”, istigando le popolazioni all’odio e alla vendetta, generando così altra violenza e destabilizzando la già precaria situazione mondiale.

Si continua a tenere in essere l’embargo dei beni di prima necessità per mettere in difficoltà il sistema economico e di potere del dittatore di turno, ma a subire le conseguenze di tutto ciò saranno esclusivamente le popolazioni ridotte alla fame, mentre il sistema politico continua a persistere e l’odio a fomentare. Ufficialmente l’embargo riguarda anche la fornitura delle armi, ma missili e bombe più o meno “intelligenti” continuano ad arrivare creando ulteriori danni all’economia e alle popolazioni giunte ormai allo stremo delle forze e causando milioni di profughi.

Mai tra le notizie che trapelano dai colloqui si sente parlare di Diritti Umani e di autodeterminazione dei popoli, argomenti messi in secondo piano rispetto a quelli della supremazia politica ed economica e della spartizione delle aree ricche di petrolio o gas naturale. A nessuno viene in mente di considerare che il valore delle nazioni sta negli esseri umani che abitano quelle regioni e non nel numero dei barili di petrolio che le multinazionali estraggono dal sottosuolo.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è il convitato di pietra che aleggia nelle trattative, senza mai emergere. Eppure sarebbe la soluzione giusta e definitiva per creare le condizioni di una pace mondiale duratura. È ciò che pensa il semplice cittadino poco avvezzo agli interessi di potere. È ciò che pensano i volontari delle numerose organizzazioni presenti in quei territori, che sfidando le bombe, sono sempre pronti a soccorrere i feriti senza chiedere a quale fazione appartengano. È ciò che pensano i volontari di Uniti per i Diritti Umani e della Chiesa di Scientology, che operano tutti i giorni in quelle e in altre regioni in tutto il mondo, per creare una cultura popolare nuova, nel rispetto dei trenta articoli contenuti nella Dichiarazione Universale, convinti che è dal popolo che si diffonderà quella rivoluzione pacifica che i Diritti Umani inevitabilmente scatenano quando sono conosciuti e rispettati da tutti.

“Molti parlano di un mondo migliore, noi ne stiamo creando uno”, scriveva il filosofo e umanitario L. Ron Hubbard invitando i suoi seguaci a darsi da fare con tutte le proprie forze per creare una cultura nuova su questo tema, tanto da aver inserito i Diritti Umani come l’elemento inalienabile su cui fondare una nuova civiltà. Così anche in Sardegna i volontari di Uniti per i Diritti Umani non si risparmiano, convinti che questa cultura nuova debba partire anche dalle nostre città e paesi per estendersi a macchia d’olio ovunque e nella settimana in arrivo faranno sentire la propria voce in una scuola superiore e nelle strade del centro a Cagliari, a Olbia e a Nuoro attraverso la distribuzione ai giovani di centinaia di libretti “Che cosa sono i Diritti Umani?” e “La storia dei Diritti Umani”.

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