NEVER GIVE UP: “Disturbi alimentari? Parlarne salva la vita” -Io faccio così #274

La onlus che cerca di abbattere un’epidemia silenziosa che provoca dieci morti al giorno solo in Italia

Incitare a non arrendersi, aiutare a chiedere aiuto, abbattere le barriere e superare la paura del giudizio. Questi gli obiettivi della onlus NEVER GIVE UP, nata nel 2014 per iniziativa di due sorelle determinate a prevenire, intercettare e trattare i disturbi dell’alimentazione, prima causa di morte per malattia tra i 12 ed i 25 anni: un’epidemia sociale spesso silenziosa che provoca dieci morti al giorno solo in Italia. Si è parlato di questo con Simona Sinesi, cofondatrice dell’associazione e Ashoka Fellow.

Oltre alla patologia in sé, il dramma di questa epidemia sociale consiste dunque proprio nella difficoltà di chi vive tale condizione a parlarne.

Da questa consapevolezza prende vita NEVER GIVE UP, associazione nata con l’obiettivo di aiutare i ragazzi e le ragazze che hanno problemi con cibo, peso e immagine corporea ad abbattere le barriere e chiedere aiuto.

Tutto ha preso il via per iniziativa di due sorelle, Simona e Stefania Sinesi, che hanno deciso di unire le loro competenze professionali per lanciare questo progetto. «Io ho una lunga esperienza nel marketing e nella comunicazione, mia sorella è psicoterapeuta specializzata nel campo dei disturbi alimentari. Un giorno mi ha proposto di lavorare insieme ad un progetto per provare a cambiare le cose in questo ambito. È nata così nel 2014 NEVER GIVE UP ed oggi, vedendo l’effetto del nostro lavoro sulle persone, possiamo dire di essere sulla strada giusta».

Così Simona Sinesi inizia a parlarci di NEVER GIVE UP, di cui è cofondatrice, vice presidente e direttrice comunicazione e sviluppo. Abbiamo incontrato Simona in occasione dell’ultimo raduno degli Ashoka Fellow tenutosi nel settembre scorso in Puglia e lì abbiamo realizzato la videointervista che trovate qui di seguito.

NEVER GIVE UP è attiva su tutto il territorio nazionale attraverso dei programmi di sensibilizzazione, supporto e ascolto. In sei città italiane (Milano, Perugia, Bari, Roma, Avezzano e Napoli) la onlus opera direttamente offrendo consulti gratuiti con psicoterapeuti. Ad ogni modo si può entrare in contatto con la onlus anche a distanza per instaurare una relazione ed essere poi indirizzati nelle strutture competenti nelle varie zone d’Italia (1).

«Quando una persona ci scrive per fissare un appuntamento lo concediamo entro 15 giorni al massimo e rispondiamo entro 24 ore dalla ricezione. Questo perché è per noi fondamentale la tempestività: se qualcuno che soffre o un suo familiare chiede aiuto è importante che questo venga dato il più prontamente possibile», spiega Simona, che nel video descrive le figure professionali coinvolte in un progetto che sino ad oggi ha raggiunto circa 5000 persone in difficoltà.

Il prossimo obiettivo dell’associazione è quello di costruire, attraverso una collaborazione tra pubblico e privato, una rete di strutture sul territorio – le NEVER GIVE UP HOUSES – che possano cambiare sostanzialmente il modo di approcciare i disturbi alimentari.

Il bilancio di questi primi cinque anni di lavoro è positivo. «Siamo molto soddisfatti e grazie anche al nostro impegno è stata istituzionalizzata la Giornata nazionale per la lotta contro i disturbi alimentari, il 15 marzo (2). Inoltre la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha acquisito e diffuso una campagna di sensibilizzazione da noi prodotta con l’obiettivo di far sentire meno soli coloro che soffrono di questi disturbi».

«La pazienza – ammette Simona – è una delle qualità che devono appartenere a chi vuole avere un impatto sociale, perché non sempre, a fronte di un grande investimento, si ha un ritorno immediato, e questo può determinare piccole o grandi frustrazioni quotidiane. Le soddisfazioni però negli anni non sono mancate: una delle più grandi l’abbiamo avuta nel vedere una paziente che grazie a noi ha trovato il coraggio di parlare con i propri genitori. È stato in quel momento che ci siamo resi conto di aver già fatto una parte del percorso».

Nel video Simona fa riferimento alle cause e all’allarmante incidenza dei disturbi alimentari, patologia trasversale alle classi sociali e che oggi riguarda sempre più anche il sesso maschile.

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