L’Unione Sarda intervista l’amministratore delegato di Rwm Italia…e Cotti controbatte

L’intervista dell’Unione Sarda all’amministratore delegato di Rwm Italia (la famigerata fabbrica di bombe made in Sardegna che fanno stragi di civili in Yemen) merita una replica, tecnica, fattuale, fosse solo per smontare alcune delle chiacchiere rilasciate dallo stesso, in assoluta libertà. Andiamo con ordine e per punti.

 

Dice l’AD Rwm Italia: “Chi chiede la riconversione della Rwm Italia mente sapendo di farlo. Nessun cambio di attività è possibile, la prospettiva sarebbe solo la chiusura della fabbrica e il licenziamento dei dipendenti”. Ebbene, si potrebbe rispondere facilmente utilizzando la stessa stupida retorica. Così: “Chi dice che nessun cambio di attività è possibile, mente sapendo di farlo”. Siamo, infatti, dinanzi al classico caso di “ricatto occupazionale”. L’Ad Rwm dice che “non c’è possibilità di riconvertire”? Certo, lo stesso diceva quello della Valsella (mine): che invece è stata convertita al civile. In soldoni, “volere è potere” (per noi sarebbe anche “dovere”). Il fatto, molto più semplicemente, è che la Rwm non vuole riconvertire. Perché finchè c’è guerra c’è speranza. Di fare soldi. Peccato che però qualcuno ci rimetta la pelle…. Se poi dovessimo restare su quanto prevede la legge 185/90 (Norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali), di cui l’AD Rwm Italia si riempie tanto la bocca – evidentemente non conoscendola – vorremo richiamare l’attenzione su quanto recita l’art. 1, comma 3°: “Il Governo predispone misure idonee ad assecondare la graduale differenziazione produttiva e la conversione a fini civili delle industrie nel settore della difesa di armamento”. E quanto chiediamo da anni in sede parlamentare, non certo dal giorno della pubblicazione dell’inchiesta del New York Times. Per questo motivo, l’illazione complottistica dell’Ad Rwm Italia, che adombra speculazioni elettorali in concerto col NYT, viene respinta al mittente;

Dice l’AD Rwm Italia: “A Domusnovas lavorano oltre trecento dipendenti”. Dipendenti Rwm Italia? Davvero? E’ falso. Infatti, è impossibile trovare riscontro documentale a tale dichiarazione. Perché le carte ufficiali (ultimo Bilancio Rwm Italia: https://goo.gl/5nbmrX) dicono ben altro. Nonostante si continui a sbandierare un numero di occupati pari a 300 unità i numeri dei reali dipendenti Rwm Italia dicono ben altro. Intanto i costi. Nel 2016 i salari e stipendi hanno raggiunto i 6.580.981 euro (erano 5.776.499 nel 2015). L’organico medio (nr.) anno nel 2015 era pari a 132, passato nel 2016 a 138 (4 dirigenti, 87 impiegati e 47 operai). Al 31 dicembre 2016 si trovavano in servizio (tra Ghedi e Domusnovas) 152 persone, di cui 12 con contratto a tempo determinato. Ai lavoratori di Ghedi viene applicato il Contratto dell’Industria Metalmeccanica, mentre a quelli sardi di Domusnovas il contratto dell’Industria Chimica. I numeri del personale indicano 83 dipendenti a Domusnovas (erano 74 nel 2015) e in 69 quelli in Ghedi;

Scrive il giornale: “Un conflitto fuori dall’ombrello Onu che conta già sedicimila vittime. Per inciso: le bombe sono state lanciate dall’Arabia Saudita”. Non è esatto. Le ultime certificate stime delle vittime del conflitto in Yemen (fonte ONU) accreditano un numero di circa 13mila vittime. E le bombe non sono lanciate solo dall’Arabia Saudita, ma anche dalla coalizione militare che accompagna il regime saudita in questa strage di civili (altri 7 Paesi dell’area);

Riferendosi all’inchiesta del New York Times, l’AD Rwm dice: “L’articolo non aggiunge novità rispetto al dibattito sui giornali, sulla Rete e in Parlamento tra luglio e settembre”. Sbagliato. L’inchiesta del NYT ha aggiunto nuovi tasselli e prove documentali prima non conosciute (ad esempio le tratte navali – in dettaglio – battute per fare arrivare le bombe in Arabia, ma anche la corrispondenza dei codici delle bombe rispetto all’origine della produzione, laddove il numero di queste corrispondenze, in passato, era limitato a 2 soli casi);

Dice l’AD Rwm Italia: “Mi ha colpito la singolare coincidenza con l’inizio della campagna elettorale. L’autore aveva contattato la società mesi fa per chiedere informazioni, preannunciando la pubblicazione del servizio giornalistico per agosto-settembre. Chissà perché attendere il 29 dicembre. Curioso, no?”. Evidentemente l’Ad Rwm Italia non è pratico di inchieste giornalistiche e quindi non sa che spesso, per raccogliere tutte le informazioni e verificarle sul campo, occorrano anche mesi. O forse scambia il NYT per la Gazzetta di Bagonghi? Poi dice il complottismo…;

Dice l’AD Rwm Italia: “Ricordo soltanto che il Parlamento e il governo si sono chiaramente espressi motivando la legittimità delle autorizzazioni all’esportazione. Il tema era già stato oggetto di una serie di esposti alla magistratura che presumo siano stati archiviati. Il fatto che la Rwm continui ad operare è la conferma del comportamento corretto dell’azienda”. Parzialmente falso. Il governo si è più volte pronunciato dichiarando la regolarità delle autorizzazioni all’export (regolarità, non legittimità, quest’ultima – ci auguriamo – la lasciamo decidere alla magistratura…), ma non è vero che lo stesso abbia fatto il Parlamento. L’AD Rwm Italia, piuttosto che aprire bocca per liberare aria fritta, dovrebbe seriamente preoccuparsi di documentare le chiacchiere che propala per sentito dire. Volendo essere ancor più precisi, la Relazione annuale sull’export armamenti che il Governo produce alle Camere non è mai stata oggetto di discussione e approvazione in Parlamento. La Rwm Italia esporta perchè ha una autorizzazione, ma non è detto che questa “sia conforme alle leggi”. Sono due cose diverse e l’AD Rwm Italia lo sa (ma si guarda bene dal dirlo);

Alla domanda del giornale: “Accusano la Rwm Italia di esportare in Arabia Saudita violando leggi e risoluzioni europee”, l’AD Rwm Italia risponde: “Assolutamente no”. Anche qui un’altra balla, basti leggere con attenzione il contenuto delle 4 risoluzioni approvate dal Parlamento europeo (QUI: https://goo.gl/AcxemQ). Di sotto, in ultimo, riproduco alcuni passaggi fondamentali delle risoluzioni, per chi volesse approfondire.

 

Mi limito qui, a mo’ d’esempio, a citare il seguente: “[…] considerando che alcuni Stati membri dell’UE hanno continuato ad autorizzare il trasferimento di armi e articoli correlati verso l’Arabia Saudita dopo l’inizio della guerra; che tali trasferimenti violano la posizione comune 2008/944/PESC sul controllo delle esportazioni di armi, che esclude esplicitamente il rilascio di licenze relative ad armi da parte degli Stati membri laddove vi sia il rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate per commettere gravi violazioni del diritto umanitario internazionale e per compromettere la pace, la sicurezza e la stabilità regionali…invita il Consiglio a promuovere con efficacia il rispetto del diritto internazionale umanitario, come stabilito nei pertinenti orientamenti dell’Unione; ribadisce, in particolare, la necessità che tutti gli Stati membri dell’Unione applichino rigorosamente le disposizioni sancite nella posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio sull’esportazione di armi; ricorda, a tale riguardo, quanto indicato nella sua risoluzione del 25 febbraio 2016”;

Alla domanda del giornale: “La capogruppo Rheinmetall delega la produzione di bombe allo stabilimento sardo perché la Germania ne proibisce l’esportazione? La Germania vieta l’esportazione?”, l’AD Rwm Italia risponde: “È una falsità. Le bombe d’aereo non sono mai state prodotte in Germania dopo la seconda guerra mondiale. Non posso parlare per il governo tedesco ma non penso siano mai esistiti gli elementi per speculare sulla questione”. Ecco, si astenga. Anche perché il punto è già stato chiarito da un’inchiesta giornalistica della Tv pubblica tedesca (ARD), che si può vedere qui: https://youtu.be/fmkKc7UYsBI. Ed è stato chiarito grazie alle interrogazioni parlamentari del deputato tedesco della Die Linke, Jan van Aaken. Il quale ha dimostrato, carte alla mano, come dalla Germania non possano partire carichi di bombe come quelli autorizzati dal governo italiano, in ragione delle restrizioni imposte dal Consiglio di sicurezza tedesco. Se poi non bastasse, invitiamo l’Ad Rwm Italia a sintonizzarsi sulla televisione tedesca, primo canale pubblico, lunedì 15 gennaio alle 22.45. Avrà delle sorprese…;

Alla domanda del giornale: “Il fatturato?”, l’AD Rwm Italia risponde: “Settantadue milioni nel 2016, cresciuto nel 2017 assieme al numero dei dipendenti”. Giusto il dato del fatturato e la crescita, ma per quanto riguarda il personale verrebbe solo da ridere. Costo del lavoro, il rapporto è il seguente: Ricavi 71.184 euro/migliaia – Costo del Lavoro 9.065 euro/migliaia. L’incidenza percentuale del costo del lavoro sui ricavi è pari al 12,7%. I ricavi per dipendente sono pari a 468 euro/migliaia a fronte di un costo lavoro per dipendente pari a 60 euro/migliaia. I numeri evidenziano, ancora una volta, che a fronte dell’ingente utile conseguito la spesa del personale continua a rimanere bassa, come il numero delle assunzioni. I ricavi delle vendite e delle prestazioni passano dai 48 milioni del 2015 ai circa 72 milioni del 2016. Tutto ciò a fronte di un limitato aumento dei costi di produzione (8 milioni circa). Quindi, un incremento del 50% i rispetto al 2015. Così l’utile si attesta sui 12 milioni di euro rispetto ai 4 dell’anno precedente. Il valore della produzione assomma a circa 600milioni, mentre i costi di produzione sono pari a 554milioni, con un risultato operativo positivo di circa 47 milioni, che al netto imposte e tasse porta il risultato di esercizio a circa 36 milioni di euro. Chi volesse andare oltre alle chiacchiere dell’AD Rwm Italia può leggersi l’ultimo bilancio. Qui: https://goo.gl/5nbmrX

Alla domanda del giornale: “Perché avete tentato di saltare la procedura di Valutazione di impatto ambientale per il nuovo campo prove?”, l’AD Rwm Italia risponde: “Non abbiamo tentato di saltare alcuna procedura. Secondo la nostra interpretazione all’avvio della richiesta di concessione edilizia, l’opera non rientrava tra quelle per cui è prevista la procedura di Via. Di diverso avviso è stata la Regione. Ora sta esaminando i documenti, siamo in attesa del responso”. Parzialmente falso. Nel senso che la Regione non sta ancora esaminando alcun documento, anche perché i documenti per avviare la procedura devono essere resi di pubblico dominio, cosa che non è ancora. Di quale responso chiosa l’AD Rwm Italia? E’ ben lungi dall’arrivare, si metta l’anima in pace. Qui per verificare: https://goo.gl/xKTTaq

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