Milano. L’Associazione Animalisti Italiani Onlus blocca le sfilate di pellicce di Marni

Mani insanguinate, fischietti e cartelli con volpi, visoni ed il volto di donne bellissime che seguono la Moda senza indossare pellicce: Pamela Anderson e l’indimenticabile Marina Ripa di Meana.

 

Decine di volontari dell’Associazione Animalisti Italiani Onluswww.animalisti.ithanno bloccato a Milano l’ingresso delle Sfilate di pellicce di Marni, che propone sciarpe, spille e scarpe in pelliccia, oltre a cappotti del valore di oltre 7.000 €, realizzati con il sangue e la crudeltà sugli animali.

“Una azione diretta nonviolenta – dichiara Walter Caporale, Presidente dell’associazione Animalisti Italiani Onlus -, contro gli stilisti che propongono pellicce e si arricchiscono sul dolore di decine di migliaia di volpi, cani, gatti, visoni, ermellini, cincillà, conigli, agnelli”.

Ad oggi, in Europa, diversi Paesi stanno vietando l’allevamento di animali per la produzione di pelliccia o, comunque, spingono per forti restrizioni che, a lungo andare, portano alla cessazione di questa attività. L’Olanda, ad esempio, che è la terza nazione al mondo per produzione di pellicce di visone, nonostante gli interessi economici, ha deciso di fermare la produzione, facendo da apripista a Austria, Danimarca (che però ha detto basta solo per le volpi), Inghilterra, Irlanda del Nord, Scozia, Slovenia, Croazia e Bosnia.

In Italia gli allevamenti da pelliccia sono ormai solo una ventina (erano 80 negli anni ‘90), distribuiti tra Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Abruzzo. I metodi di uccisione: camere a gas, sparo di un chiodo nel cervello seguito da dissanguamento, iniezioni letali o elettrocuzione: un elettrodo viene conficcato nella bocca dell’animale, un altro nell’ano. Una scarica di 200 Volt fa rizzare il pelo dell’animale, e lo rende più voluminoso: il visone muore dopo decine di secondi di lenta agonia. Occorrono da 30 a 50 visoni per una sola pelliccia, da 180 a 240 ermellini, da 130 a 200 cincillà, da 10 a 20 volpi, da 30 a 45 agnelli. Si calcola che siano inoltre due milioni i cani e i gatti, provenienti illegalmente da Est Europa e Cina, utilizzati per i colli ed i risvolti di giacconi in vendita in Italia ed in altri paesi occidentali.

Animalisti Italiani Onlus sostiene la Moda senza crudeltà di stilisti come Armani, Calvin Klein, Gucci, Jimmy Choo e Stella McCartney. La vera bellezza è quella interiore e non si ottiene indossando dolore e morte: Jessica Alba, Charlize Theron, Eva Mendes, Sarah Jessica Parker, Ornella Muti, Carmen Russo, Wladimir Luxuria, Loredana Cannata, George Clooney, Richard Gere, Brad Pitt e Leonardo Di Caprio hanno scelto la moda senza pellicce. I dati dell’Associazione Italiana Pellicceria (AIP) parlano da soli: dagli 1,8 miliardi di fatturato della produzione italiana del 2007, si è passati agli 1,6 miliardi di euro del 2011, fino a 1,2 miliardi del 2016, con una diminuzione di oltre il 33% in dieci anni. Il 41% dei produttori o venditori di pellicce in Italia ritiene che nei prossimi anni le pellicce perderanno altre quote di vendita.

Conclude dunque il Presidente di Animalisti Italiani Onlus, Walter Caporale: “Siamo venuti a Milano per dire SI ad una Moda senza crudeltà e NO all’uso di pellicce di origine animale. Chiediamo agli stilisti italiani di proporre capi di abbigliamento naturali o sintetici, seguendo l’esempio degli stilisti che non utilizzano pellicce. Noi vogliamo che la Moda italiana torni a splendere nel mondo e a creare posti di lavoro ed indotto economico, rispettando gli uomini, gli animali e l’ambiente”.

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