Tempio P. Al Teatro del Carmine “Lo Schiaccianoci” firmato Massimiliano Volpini

Al posto di un salotto borghese un angolo di periferia. Anziché una famiglia dabbene un gruppo di senzatetto. L’esclusione sociale, fin dai primissimi minuti, diviene la tematica cardine dell’ultimo lavoro del coreografo Massimiliano Volpini.  Lo spettacolo in questione è “Lo Schiaccianoci”, forse il più famoso balletto natalizio della Storia del Teatro, che non smette di stupire nonostante i suoi 126 anni.

 

Opera indiscussa del compositore Pëtr Il’ič Čajkowskij, derivata dal racconto “Schiaccianoci e il re dei topi” dello scrittore tedesco Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, la pièce non smette di mietere successi neppure agli inizi del 2018. A portarla in scena il Balletto di Roma, nella nuova ideazione drammaturgica e coreografica di Massimiliano Volpini, con scenografia e costumi di Erika Carretta.
Il Tour italiano ha avuto inizio il 1 dicembre 2017 a Montalto di Castro e proseguirà fino al 19 gennaio 2018, data in cui avrà luogo l’ultimo spettacolo, a Padova.

 

Il soggetto drammaturgico persiste nei suoi elementi chiave, ma viene rivisitato in maniera originale nel tentativo di attualizzare un classico. L’obiettivo -pienamente raggiunto- è rendere più viva e maggiormente applicabile alla quotidianità una tematica che riempie i giornali d’oggi: la diversità.

Chi è diverso? E perché risulta sbagliato esserlo? Queste sono le domande che lo spettacolo ci pone in apertura del primo atto. Qui, un ragazzo che vive per strada, abbandona il suo gruppo per cercare un’opportunità. Scappa oltre quel muro che delimita la sua condizione economica, alla ricerca della normalità. I suoi amici, invece, restano per strada, vivendo e perfino gioendo di ciò che riescono a recuperare qua e là. Tra questi compare Clara, la protagonista dell’opera, che non è più la figlia del benestante dottor Stahlbaum del racconto originale, ma è anche lei una ragazza che vive ai margini della società e sogna la giustizia, per sé e per gli altri. Così, quando il suo amico è ricercato dai Topi cattivi, lei è in prima linea per proteggerlo. Forte del suo coraggio, innamorata del fuggitivo, Clara affronta insieme alla sua combriccola l’esercito dei cattivi. Ma anche la cattiveria è relativa e allora ci si domanda se chiunque difenda i propri ideali sia cattivo o se si tratti soltanto di punti di vista. La realtà, spesso così faticosa ed ingiusta, si fonde con il sogno. Qui tutto è possibile, persino ricongiungersi con l’amato e varcare insieme il confine tra povertà e ricchezza. Ciò che riserverà il futuro è ignoto, ma si vive l’attimo con tutto l’entusiasmo che solo la gioventù insegna.

Anche il pubblico di Tempio Pausania ha dimostrato di apprezzare le evidenti modifiche apportate dal Balletto di Roma. Così, ieri sera (11 gennaio 2018) al Teatro del Carmine, bambini ed adulti si sono abbandonati all’idillio artistico, optando per il sogno, dimentichi della realtà. Ogni spettatore, in fondo, era Clara. Senza difficoltà di immedesimazione, senza troppi dubbi. Perché il sogno non ha bisogno di genere o logica, perché l’unica necessità condivisa è quella di divellere le sbarre che imprigionano l’anima e volare via verso i desideri.

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