La Sardegna e i suoi paradossi, tra le carenze della risorsa idrica ed eventi calamitosi Ma l’acqua, anche se non si vede … c’è!

La situazione degli approvvigionamenti della risorsa idrica ad oggi disponibili in Sardegna continua a peggiorare soprattutto nel Nord della nostra Regione.

Le anomalie climatiche evidenziano ancora una volta la necessità e l’urgenza di attuare quanto prima politiche coordinate e condivise che consentano l’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse idriche, sia superficiali che sotterranee.

Sul tema è intervenuto Davide Boneddu, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Sardegna che ha dichiarato:“I geologi hanno più volte ricordato che la nostra Regione, contrariamente a quanto creduto, è ricca di risorse idriche nel suo sottosuolo. Deve quindi ritenersi definitivamente superata la politica che ha visto nelle risorse idriche accumulate nei bacini artificiali l’unica soluzione atta a risolvere la sete della Sardegna. Peraltro, quello sardo è un sistema che è andato in crisi anche in conseguenza di meno di una stagione caratterizzata da apporti pluviometrici al di sotto della media stagionale. I geologi” rimarca Boneddu “hanno evidenziato come in Sardegna vi siano sorgenti le cui riserve regolatrici sono stimate in circa 938 milioni di metri cubi. Considerando le oltre 6000 sorgenti, ad oggi censite e poco utilizzate, consegue una risorsa idrica disponibile per gli usi potabili di circa 200 milioni di metri cubi anno.”

Sul tema è intervenuto anche Antonello Frau, Vicepresidente dell’Ordine dei Geologi che ha dichiarato: “E’ indispensabile aggiornare, completare e rendere operativo il Piano Regionale di Gestione del Distretto Idrografico previsto dalla Direttiva comunitaria sulle Acque, che rappresenta lo strumento mediante il quale la Regione definisce il migliore utilizzo sostenibile delle risorse idriche superficiali e sotterranee. E pianificare significa anche evitare il ricorso d’emergenza alle solite costosissime misure di interconnessionee potenziamento degli invasi, a cui continuiamo ad assistere da decenni, e rispondere seriamente ai fabbisogni dei cittadini con lo studio e utilizzo di risorse certe e disponibili quali quelle sotterranee, che garantiscono il soddisfacimento dei fabbisogni di interi comparti dell’isola e una maggiore autonomia rispetto all’utilizzo esclusivo delle acque superficiali.“

L’unitarietà di vedute trova conforto anche nell’intervento del geologo Francesco Murgia, funzionario della Provincia di Nuoro e componente la Commissione Idrogeologia dell’Ordine: “La ricerca idrogeologica ha ormai definitivamente accertato le enormi potenzialità idropotabili di acquiferi come quello del Monte Albo e del Supramonte, che alimenta le sorgenti di Su Gologone. Non ci si spiega proprio perché, ancora, si preferisca fornire ai cittadini esclusivamente acque superficiali che, alla luce di quanto tutti possiamo verificare quotidianamente, risultano più problematiche per la loro potabilizzazione e certamente più onerose per le tasche dei sardi. “
Ha quindi concluso Boneddu: “In Sardegna l’80% di risorse idriche per usi civici è garantita dalle acque

superficiali, solo il 20% da quelle sotterranee, un bilancio diametralmente opposto alle altre Regioni d’Italia. Le acque sotterranee, opportunamente studiate considerati i delicati equilibri che le regolano, ed eventualmente utilizzate, possono certamente fornire, ad esempio in fasi di anomalie climatiche come quella che stiamo attraversando, un valido supporto nella fruizione di quel bene primario qual è appunto l’acqua.”

 

 

 

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