Cagliari. Da martedì la nona edizione di Creuza de Mà, il festival di musica per il cinema.

Proiezioni, incontri, masterclass, concerti: quattro giornate dense di appuntamenti all’insegna della musica per il cinemaDa mercoledì 9 a sabato 12 dicembre Cagliari ospita Creuza de mà, il festival ideato e diretto dal regista Gianfranco Cabiddu con l’organizzazione dell’associazione culturale Backstage, quest’anno alla sua nona edizione.

Un’edizione quasi invernale, dunque, e che si terrà tutta nel capoluogo sardo, già tappa principale lo scorso anno, dopo aver piantato le tende per sette estati (la prima volta nel settembre del 2007) a Carloforte, il paese sull’isola di San Pietro. 

La diversa collocazione spazio-temporale non muta però la formula di questo festival interamente votato alla musica applicata al cinema, che fin dagli esordi si propone come una rara occasione per esplorare quel territorio di confine e ibridazione tra suoni e immagini in compagnia di musicisti, registi, attori, tecnici e studiosi. Tra gli ospiti attesi a Cagliari, autori di musiche per film come Franco Piersanti Giuliano Taviani, i registi Fabio Morichini e Claudio Cupellini, il sound designer Maurizio Argentieri e il fonico PD Alessandro Zanon, il rumorista Marco Marinelli, il musicista Massimo Zamboni, la scrittrice Sonya Orfalian, il giornalista e critico musicale Stefano Bonagura, l’antropologa Natascia Palmieri, il compositore e musicologo Riccardo Giagni.

Grazie alla collaborazione del Conservatorio di musica “Giovanni Pierluigi da Palestrina” questa edizione di Creuza de mà trova ospitalità negli spazi e nelle aule di piazza Porrino, dislocazione ideale per i suoi vari appuntamenti (a parte alcuni previsti invece al Fabrik, il locale in via Mameli) e per sviluppare al meglio il versante didattico del festival.

Si comincia, dunque, mercoledì (9 dicembre) con l’avvio – dalle 10 alle 13 nell’Aula Porrino del Conservatorio – della prima delle tre sessioni del seminario “Il suono e la musica nel Cinema“. Il compito di presentare il workshop è affidato a un ospite di casa al festival, il musicologo e compositore Riccardo Giagni, anche quest’anno conduttore dei vari incontri in programma. Il primo focus, sulle tecniche del trattamento del suono nel cinema, è a cura del giornalista e critico musicale Stefano Bonagura.

Tematiche green in due dei tre appuntamenti del pomeriggio in programma nell’Aula Magna del Conservatorio. Il primo, alle 16, è nel segno di Heroes 20.20.20., progetto europeo sperimentale, unico in Italia, nato dalla collaborazione tra la Fondazione Sardegna Film Commissionl’Assessorato Regionale all’Industria – Servizio Energia e Sardegna Ricerche, con l’obiettivo di trasformare la necessità di informare i cittadini sulle azioni di risparmio ed efficientamento energetico attive e disponibili in Sardegna, in un’occasione d’investimento su nuove forme di comunicazione con originali prodotti audiovisivi destinati al grande pubblico. Lo presenta la direttrice della Fondazione Sardegna Film Commission Nevina Satta. A seguire la visione di tre audiovisivi realizzati nell’ambito del progetto: le serie web “Kuiles – il filo di lana” di Tomaso Mannoni, “Nuova era” di Manuele Trullu, e il corto d’animazione “Il mio cane si chiama vento” di Peter Marcias.

Alle 17 proiezioni e riflessioni su una tecnica tradizionale di edificazione eco-sostenibile con la visione dei documentari “Ladiri”, di Andrea Mura (2013, 9′), sui volti e le parole degli anziani, e la tradizionale tipologia abitativa delle case in terra cruda, diffuse nel sud della Sardegna, e la puntata pilota per un archivio Nazionale della terra cruda (23′). A seguire due presentazioni: la prima è con il regista Andrea Mura, Walter Seccie il presidente dell’Associazione Internazionale Città della Terra Cruda Enrico Pusceddu, per l’Illustrazione del progetto Archivio Internazionale Città della Terra Cruda. Nella successiva si parla di stampa digitale applicata alla terra cruda con l’intervento di due rappresentanti dell’associazione Progetto Barega.org: l’architetto Stefania Casula e l’archeologo Mattia Sanna Montanelli.

Cambio di atmosfere, alle 18, con il musicista e scrittore Massimo Zamboni, ospite di Creuza de mà in collaborazione con il festival Pazza idea. Progetto creativo. In una conversazione con Stefano Bonagura (titolo: “Quanti decenni può attraversare un proiettile? La terra emiliana non dimentica”), il chitarrista e cofondatore di CCCP e CSI è presenta il suo romanzo “L’eco di uno sparo” (Einaudi, 2015), nel quale affronta la storia più dolorosa e rimossa della sua famiglia: l’uccisione del nonno Ulisse, squadrista e membro di un direttorio del fascio, nel 1944 per mano dei partigiani.

A seguire la visione di Il nemico – Un breviario partigiano (2015, ’80), documentario di Federico Spinetti sull’elaborazione musicale del progetto Post-CSI, che vede riuniti Massimo Zamboni, Giorgio Canali, Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli con la cantante Angela Baraldi e le ricerche e riflessioni di Massimo Zamboni sulla propria storia famigliare. Un film musicale sulla Resistenza e le sue rappresentazioni.

Chiusura di serata alle 22 al Fabrik (in via Mameli 216), con “Eco di uno Sparo”, il reading concerto dal romanzo omonimo di Massimo Zamboni (chitarre), insieme a Cristiano Roversi (basso) ed Emanuele Reverberi (violino e sax).

La seconda mattinata del festival – giovedì 10 dicembre – prende il via alle 10, nell’Aula Porrino un workshop condotto da Stefano Bonagura sulle tecniche innovative negli studi di registrazione. A seguire gli approfondimenti di due tra i più importanti tecnici del suono del cinema italiano: Maurizio Argentieri e Alessandro Zanon. Oggetto della lezione un excursus sulle macchine, i microfoni e le tecniche di ripresa e di montaggio del suono, musica ed effetti, e sulla sincronizzazione e adattamento del parlato, dei rumori, dei suoni degli ambienti. Nel corso dell’incontro è in programma la visione dei corti di Monica Dovarch “Funk Haus Recording Studio Berlin” (2012, 4′) e “Tonne Takt – F.S.Blumm” (2014, 4′), sugli studi di registrazione della sede della Rundfunk der DDR, la radio pubblica della Repubblica Democratica tedesca, presentati dall’ artista Antony Hequet.

In contemporanea, alle 11, l’Aula Magna del Conservatorio ospita il workshop “Buone pratiche di sostenibilità ambientale nell’ambito di eventi e manifestazioni“, a cura di Carlo Milia, Ottavia Pietropoli eGiovanna Cocco, dell’Ecoistituto del Mediterrano.

Nel pomeriggio si rimane nell’Aula Magna per una nuovo ciclo di proiezioni e incontri. Apre il programma della serata, con la presentazione a cura della direttrice della Fondazione Film Commissione Nevina Satta, la visione di altri tre audiovisivi realizzati attraverso il Progetto Heroes 20.20.20.: i cortometraggi “Piccoli grandi eroi” di Giorgia Soi, “Domus” di Salvo Nicotra, “Ogni cosa al suo posto” di Paolo Zucca.

Indaga nella memoria e nell’identità del popolo rom, ma anche nella sua volontà di riscatto dalle persecuzioni subìte, il documentario “Il mio nome è rom (tre storie di donne)”, di Piero d’Onofrio e Natascia Palmieri (della durata di 30′), in programma alle 17; a seguire una conversazione tra Riccardo Giagni e Natascia Palmieri sulla tradizione musicale nella filmografia Rom.

Chiude alle 18 il ciclo di film della serata la visione di “Senza pace”, di Fabio Morichini, Matteo Sapio ed Enrico Tacconelli (2012, 90′): è la storia d’amore tra Lorenzo, un cinquantenne fallito, con la passione per la pittura, e Lena, una belga con una relazione sentimentale alle spalle finita male. Sullo sfondo il mondo grottesco della movida “civile” romana. A seguire il regista Fabio Morichini, in una conversazione con gli WoW, gruppo coautore della colonna sonora del lungometraggio, racconta l’esperienza della realizzazione del film: un girato integrale in un capannone industriale nel cuore di Roma. Un enorme green studio nel quartiere del Pigneto. Coordina l’incontro Riccardo Giagni.

Alle 22 appuntamento al Fabrik con gli Wow – duo formato da China Wow alla voce, batteria e tastiere, e Leo Non, alla chitarra e voce – in scena nel concerto Altrove, che unisce il loro suono garage lo-fi con attitudini punk ai video e alle luci del set di Luca Brinchi.

Il palinsesto di venerdì 11 si apre alle 10 con l’ultima seduta del workshop di Stefano BonaguraMaurizio Argentieri e Sandro Zanon sulle tecniche innovative negli studi di registrazione. Ma è un lungo omaggio all’Armenia, nel centenario del genocidio che ricorre quest’anno, a caratterizzare la terza giornata del festival.

Si comincia alle 15, nell’Aula Magna del Conservatorio, con la proiezione di “Vodka Lemon”, un film del 2003 diretto da Hiner Saleemseguito alle 17 da Reminiscenze su Sayat Nova, un documentario di Levon Grigorian che propone mezz’ora di immagini inedite, a lungo ritenute perse, del film Il colore del melograno (Sayat Nova, 1968) di Sergej Paradžanov.

Tra le due proiezioni, condotto dallo storico Giampaolo Salice, un incontro con Sonya Orfalian, artista, scrittrice e traduttrice, figlia della diaspora armena, che ha dedicato gran parte del suo impegno e della sua ricerca al patrimonio culturale e alle tradizioni antiche della sua gente.

La tragedia del popolo armeno è centrale anche in “La masseria delle allodole”, il film tratto dall’omonimo libro di Antonia Arslan e diretto dai fratelli Paolo e Vittorio Taviani nel 2007. Alle 17.30, a precedere la proiezione, una conversazione di Riccardo Giagni con il compositore della colonna sonora del film, Giuliano Taviani (figlio di Vittorio).

Suggello della giornata il concerto in omaggio all’Armenia in programma alle 21.30 all’Auditorium del Conservatorio con due film muti del regista Artavazd Pelesjan“Noi” (del 1969) e “Le stagioni”musicati dal vivo da Irma Toudjian al pianoforte, Aram Ipekdjian al duduk (il tradizionale strumento a fiato armeno), Matteo Casula alla chitarra, con le sonorizzazioni elettroniche di Arnaldo Pontis, autore delle musiche insieme a Irma Toudjian e Matteo Casula.

Sabato (12 dicembre) la giornata conclusiva del festival accende i riflettori su uno dei suoi ospiti più attesi: Franco Piersanti. Classe 1950, il compositore romano ha lavorato coi maggiori registi italiani, da Olmi ad Amelio, da Bertolucci a Luchetti, Calopresti, lo stesso Cabiddu, vincendo tre David di Donatello. Il primo appuntamento che lo vede protagonista è la conduzione della master class di musica per cinema, in programma dalle 10 alle 13, nell’Aula Porrino del Conservatorio, con prove aperte al pubblico del concerto che terrà poi in serata.

In parallelo, dalle 10 alle 12 nell’Aula Magna, Marco Marinelli, figlio ed erede del grande rumorista Renato Marinelli, uno dei maghi dei rumori nell’epoca d’oro del cinema italiano conduce una lezione sulla ricostruzione degli ambienti, il montaggio degli effetti sonori e gli effetti “speciali” sonori. A seguire la visione del documentario “Il Colore del Suono”, di Milo Adami (7′) e un approfondimento sul missaggio con Riccardo Giagni, Maurizio Argentieri, Sandro Zanon.

A mezzogiorno, spazio a una tavola rotonda sulle colonne sonore del cinema contemporaneo con la partecipazione di musicisti e compositori di ambiti differenti: Fabrizio CastiGianmarco DianaLuigi FrassettoRiccardo GiagniStefano GuzzettiFrancesco Medda/ArogallaFranco PiersantiArnaldo Pontis e Giuliano Taviani.

Nel pomeriggio si resta nell’Aula Magna del Conservatorio per la volata finale del festival con un ultimo blocco di proiezioni, incontri e musica. Si comincia alle 15 con “Il primo uomo”, il film (del 2011) di Gianni Amelio tratto dal libro omonimo di Albert Camus, con musiche firmate da Franco Piersanti. La visione del lungometraggio precede un incontro in pubblico di Riccardo Giagni con il compositore che con le sue musiche ha contribuito a creare l’immaginario del cinema italiano degli ultimi trent’anni.

Alle 17.30 spazio al regista veneto Claudio Cupellini con il suo film “Una vita tranquilla” (con musica di Theo Teardo) che è valso a Toni Servillo il premio Marc’Aurelio d’argento della giuria al migliore attore alla quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. La proiezione è seguita da una conversazione di Cupellini con Riccardo Giagni e Gianfranco Cabiddu sul rapporto tra regista e musicista nel cinema.

Clou della serata, alle 21.30, all’Auditorium del Conservatorio, il concerto di Franco Piersanti con il suo pianoforte alla testa di un ensemble che schiera Lisa Green al violino, Pasquale Laino al sax e clarinetto, Vittorio Naso alle percussioni e il Quartetto d’Archi dell’Orchestra da Camera della Sardegna (Marco Ligas al violino, Dimitri Mattu alla viola, Oscar Piastrelloni al violoncello e Sandro Fontoni al contrabbasso).

Epilogo in chiave di festa, dalle 23.30 al Fabrik, con un “Creuza de mà final party” a base di selezioni di colonne sonore e library anni ’60 e ’70 a cura di Gianmarco Diana, ideatore e conduttore del format CinematiCA – Suoni da e per il cinema.

A far da cornice al festival, nel cortile e nell’ingresso del Conservatorio, una mostra fotografica che raccoglie le immagini dedicate a Sergio Leone e grandi scatti del cinema degli ultimi venti anni, a cura del Centro Cinema Città di Cesena; sono invece di Eugenio Schirru i ritratti fotografici in esposizione dei musicisti e dei registi approdati a Carloforte nelle passate edizioni del festival.

Importante novità di quest’anno sarà l’implementazione nel festival di alcune buone pratiche ambientali, definite in accordo con la Film Commission Sardegna per il progetto heroes 20.20.20. Tra queste, in particolare, la riduzione di quasi il cinquanta per cento del materiale cartaceo informativo, un concorso sulla mobilità sostenibile rivolto al pubblico con in palio 10 carnet di biglietti CTM da 12 corse, isole ecologiche dedicate alla raccolta differenziata in tutte le sedi del festival, e la distribuzione di gadget ecologici a compensazione delle emissioni dell’evento.

Un programma denso di appuntamenti, tutti ad ingresso gratuito, caratterizza dunque questa nona edizione di Creuza de mà che si presenta ai nastri di partenza grazie al contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport e dell’Assessorato del Turismo della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione Sardegna Film Commission, del Comune di Cagliari e della Fondazione Banco di Sardegna, con la partecipazione del Conservatorio di musica “Giovanni Pierluigi da Palestrina” e la collaborazione del festival Pazza idea. Progetto creativo, dell’Orchestra da camera della Sardegna, del Culture festival, del Fabrik, del Centro Cinema Città di Cesena e di CinematiCA – suoni da e per il cinema.

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