LE ELEZIONI COMUNALI DI MAGGIO

Come era bello quando Santa Teresa aveva una squadra di calcio. Tempi lontani: allora si era arrivati ad attraversare pure il mare, erano i tempi in cui il Patron sosteneva una squadra di tutto rispetto, per un paese di recenti tradizioni sportive, è stato un belvedere.

Poi la Famiglia ha lasciato il mondo del calcio per perseguire altri interessi, la politica è rientrata nella sfera, ma li i successi sono stati a fasi alterne e, comunque, anche quando il risultato sembrava positivo, in esame di bilancio,la passività ha superato il margine di sicurezza per approdare al fallimento.

Ho voluto fare questo preambolo per entrare, seppure di soppiatto, nel vivo delle delle anticipazioni della prossima tornata elettorale.

A maggio prossimo Santa Teresa ospiterà le elezioni amministrative e, come un rituale che si ripete, sono iniziate le grandi manovre. Veramente è dal dopo estate che qualcosa si muove: nomi che vanno, nomi che vengono, ambizioni spesso ricorrenti che sondano gli umori e, allo stesso tempo danno visibilità e motivo di discussione mentre si consuma un caffè o si prende l’ultimo sole di autunno. Se si desse retta alla moltitudine di nomi della prima ora, Santa Teresa si ritroverebbe a dover scegliere il suo primo cittadino su una rosa di almeno dieci candidati. Per fortuna, così non è. Le ambizioni pian piano rientrano, quello è il momento delle riflessioni e delle riunioni segrete (!), dei sussurri, del grand da fare dei soliti personaggi, sempre gli stessi, quelli che negli ultimi quattro anni sono rimasti in letargo ed ora torna la circostanza  di ritrovarsi, tutti a “trafficare” come se il tempo si fosse fermato. A sentirli tutti sembra vogliano solo ed unicamente il bene del paese ed invece, gratta, gratta, ti rendi conto che è solo piccolo protagonismo, solo per poter un giorno dire: io c’ero, io ho fatto, se non ci fossi stato io…le cose sarebbero andate diversamente.

Amore per la politica? No, assolutamente no. Solo un occupare il tempo ed ammazzare la noia, un trafficare quasi privo di riferimenti ideologici, il che non sarebbe male se emergessero almeno valori più nobili di quelli che lo spettacolo della politica nazionale ci sta dando. Nulla, qualche scarsa e confusa speranza di poter portare l’acqua al proprio mulino, poi, alla fine, neppure quello.

Nei vari consessi segreti, si fa per dire, si chiacchiera, fiumi di parole inutili, si progettano alleanze, si ipotizzano candidature, si fanno calcoli di voti adottando sistemi iperbolici, ogni compagine è sicura di vincere, di avere l’elettore dalla sua. Gli sconfitti di allora preparano a tavolino una strategia di rivincita per poi annullarla in seguito ad una confidenza ricevuta dall’amico che, dice di fare il doppio gioco pur avendo la sua posizione ben chiara, non ha ricevuto quel favore che si aspettava per aver fatto le stesse cose nell’altro senso la volta precedente. I vincitori, da parte loro, controdeducono e si preparano al contrattacco. Tutte le fazioni, parlano, pensano di tutto  ma, è certo, nessuno accenna ad un programma, per quello c’è tempo, si può fare all’ultimo momento, magari scopiazzandolo da quello presentato cinque anni prima, tanto a che serve? Per ora è bene stare li appartati, immobili in attesa della prima mossa dell’avversario, intanto si sviluppa ogni giorno di più un lavorio sotterraneo di intelligence che consenta il gioco di anticipo.

Noi vorremmo rendere edotti i cittadini su ciò che sta bollendo in pentola ma, ahinoi, non c’è nulla di quagliato, se usassimo la stessa tecnica dei nostri politici, potremmo addirittura ricercare i vecchi articoli di cinque anni fa, limarli e aggiornarli solo con qualche nome ed il gioco sarebbe fatto.

Così è la “nostra” politica. Come scriveva Tomasi di Lampedusa nel suo “Gattopardo” , “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.

giustus

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