La “cavolata” dell’inverno teresino

L’inverno teresino non offre tante occasioni di svago, a giovani e adulti. Le giornate trascorrono all’insegna della routine, interrotta, di tanto in tanto, con una serata al ristorante o in pizzeria, con gli amici o la famiglia. Durante la giornata, però, il punto d’aggregazione diventa il bar. E’ lì che si trovano amici e conoscenti, ed è lì che si apprendono le “ultime notizie”.
Il “bar Le Onde” dei fratelli Vincentelli, collocato in posizione strategica nella zona artigianale, rappresenta, per tanti, il punto d’incontro per l’aperitivo. Discorsi se ne fanno tanti, importanti e meno “sostanziosi”. Insomma, quando ci s’incontra, si discute del più e del meno, oltre a fare una “panoramica” sulla vita cittadina. Ognuno esprime la propria opinione; racconta storie e aneddoti, fatti e circostanze d’interesse generale o dell’ultimo momento. La giornata del venerdì, in modo particolare, stimola tutti a discutere di previsioni sul come “chiudere” il fine settimana. Niente di particolare, è il coro unanime dei presenti. Il sabato qualche stravizio è consentito, perciò l’iniziativa mangereccia con gli amici è concessa, fermo restando che la domenica è dedicata alla famiglia.
Discutendo del più e del meno, alla fine si concorda il da farsi, non prima di avere stabilito dove trascorrere un paio d’ore in allegria e fratellanza attorno ad un tavolo per un incontro conviviale. Giovanni Delibera, ad esempio, quando consultato per tempo, non esita a mettere a disposizione il suo “4 stelle”, per questo genere d’incontri conviviali.
Su che cosa, allora, articolare l’incontro mangereccio? Anche questo diventa un punto di discussione sul genere di vivande da “promuovere”. L’orientamento, solitamente, cade su pietanze ancorate alle vecchie tradizioni culinarie. A quel punto non diventa difficile trovare la convergenza d’opinioni.
Stavolta ha prevalso un piatto di vecchie tradizioni, ormai passato di moda: la cavolata. Via si parte, per una cavolata ricca d’ingredienti di sostanza: carne, lardo, patate, cipolla e fagioli. L’onere di sbizzarrirsi tra i fornelli è’ toccato a Gesuino del “Grottino”, un vero e proprio mago nel riproporre pietanze di vecchie tradizioni. La cavolata, una volta pronta, ha raccolto i convenuti attorno ad un tavolo, per “divorare” un piatto di particolare fattura che non ha deluso nessuno. Naturalmente non poteva mancare del buon vino, bevuto con molta moderazione.

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