Piano Urbanistico Comunale un oggetto misterioso? Non proprio

Secondo l’opinione di molti teresini, il Piano Urbanistico Comunale rappresenta una sorta di “oggetto misterioso“. Da cosa nasce tale convinzione? L’approvazione del nuovo strumento urbanistico – sostengono – è avvenuta nel più assoluto silenzio, giacché non si è svolta nessuna assemblea pubblica per illustrarne gli aspetti più salienti e capire le direttrici di sviluppo futuro del paese.
In tale considerazione c’è una parte di verità. Ciò non toglie, però, che le forze politiche d’opposizione (ma esistono?), le associazioni e le categorie professionali, autonomamente potevano promuovere delle pubbliche riunioni e coinvolgendo l’amministrazione comunale. Nessuno, però, si è sentito in dovere di imboccare quella strada. Va rilevato, al riguardo, che nei comuni dove il Puc è ancora in fase di studio, le riunioni e gli incontri tra popolazione, amministrazione comunale e categorie professionali, si susseguono a ritmo serrato. Esse concorrono, da un lato, a raccogliere opinioni e suggerimenti, dall’altro per chiarirsi le idee sulle linee guida attraverso le quali sviluppare i processi socioeconomici.
Da noi, invece, nessuno ha mosso un dito mentre lo studio del Puc andava avanti, quasi a significare un plauso incondizionato per le indicazioni dei tecnici incaricati e per le scelte compiute dall’amministrazione comunale. Se è vero che chi tace acconsente, il silenzio popolare a margine del piano urbanistico comunale, ha significato un tacito consenso da parte della popolazione.
Ora che i buoi sono scappati dalla stalla, c’è chi si lamenta e contesta le scelte compiute dall’amministrazione comunale. Il risveglio, purtroppo, è tardivo e non è sufficiente a rivedere e modificare l’essenza del piano stesso. C’è chi si sente leso o danneggiato? Di fronte a sé, ora, ha un’unica strada da percorrere. E’ quella delle osservazioni. Sarà poi il Consiglio Comunale a decidere se accoglierle o respingerle.
Dobbiamo prendere atto, quindi, che anche in questa circostanza la minoranza consiliare non è stata all’altezza della situazione. Semplicemente è rimasta alla finestra a guardare, incapace di assumere un’iniziativa in grado, almeno in quest’occasione, di valorizzare il proprio ruolo. Perché non ha fatto sentire la propria voce? Perché si è trincerata nel silenzio? Quali i motivi che l’hanno indotta a battere ritirata su un provvedimento così importante come il Puc? E allora diciamola tutta: molto probabilmente ai suoi membri, il Puc andava bene così come proposto dalla maggioranza.

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