Ecobonus: l’Antitrust dà ragione a Confartigianato e boccia lo sconto in fattura

MELONI GIACOMO-02

ECOBONUS – L’Antitrust dà ragione a Confartigianato e boccia lo sconto in fattura: altera la concorrenza a danno dei piccoli imprenditori. Meloni (Confartigianato Edilizia Sardegna): “Riconosciute le nostre ragioni e i nostri dubbi”.


Lo sconto in fattura, per i lavori relativi a ecobonus e sismabonus, rischia di distorcere la concorrenza a danno dei piccoli imprenditori.

A dirlo è l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che, in una pronuncia del 17 giugno, riconosce e condivide le ragioni espresse da Confartigianato in merito all’articolo 10 del Decreto Crescita. Secondo l’Autorità Antitrust la norma, nella sua attuale formulazione, appare suscettibile di creare restrizioni della concorrenza nell’offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più grandi dimensioni.

A caldo arriva il commento di Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Edilizia Sardegna: “Sullo sconto in fattura e sul rischio di una forte “concorrenza sleale” anche il pronunciamento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ci ha dato ragione. E anche l’introdotta possibilità di un’ulteriore cessione dei crediti di imposta a propri fornitori di beni e servizi, risultato minimo ottenuto grazie alla nostra azione di lobby verso il Parlamento in fase di approvazione del DL, non intacca la complessità delle procedure, mentre lascia inalterati i rischi per le piccole imprese di restare alla mercé dei grandi fornitori, gli unici nelle condizioni di prendere in carico queste opere per poi assegnarle in una sorta di sub-appalto”.

L’Antitrust evidenzia come il nuovo sistema, di fatto, si rende fruibile nei fatti, solo dalle imprese di grande dimensione, che risultano le uniche in grado di praticare gli sconti corrispondenti alle detrazioni fiscali senza confronti concorrenziali, potendo compensare i correlativi crediti d’imposta in ragione del consistente volume di debiti fiscali, godendo anche di un minor costo finanziario connesso al dimezzamento da dieci a cinque anni del periodo di compensazione del credito d’imposta. La disposizione normativa appare, quindi, introdurre una discriminazione fra operatori concorrenti – in termini di impossibilità, per alcuni di essi, di utilizzare nelle proprie offerte di mercato tutti i diversi meccanismi di incentivazione normativamente previsti per la domanda di lavori di efficientamento energetico – avvantaggiando gli operatori di maggiori dimensioni e capacità finanziaria e rischiando, conseguentemente, di distorcere le dinamiche del relativo mercato con l’effetto di restringere le possibilità di offerta per i consumatori finali.

La disposizione normativa segnalata, infatti, appare quindi introdurre una discriminazione fra operatori concorrenti – in termini di impossibilità, per alcuni di essi, di utilizzare nelle proprie offerte di mercato tutti i diversi meccanismi di incentivazione normativamente previsti per la domanda di lavori di efficientamento energetico – avvantaggiando gli operatori di maggiori dimensioni e capacità finanziaria e rischiando, conseguentemente, di distorcere le dinamiche del relativo mercato con l’effetto di restringere le possibilità di offerta per i consumatori finali.

Non ci diamo per vinti – conclude Meloni – le leggi, se sbagliate come in questo caso, si possono cambiare. Nel frattempo la nostra attenzione si sposta verso l’Agenzia delle Entrate, chiamata a emanare entro un mese dalla approvazione della norma, una circolare esplicativa proprio in materia di possibile ulteriore cessione dei crediti di imposta da parte della impresa esecutrice dei lavori a propri fornitori di beni e servizi. Resta valida anche la nostra proposta di poter cedere il credito d’imposta sulla spesa effettuata direttamente alle banche per evitare che alle piccole imprese non sia possibile acquisire il credito per carenza di risorse finanziarie o di capienza fiscale tale da consentire la procedura di compensazione”.

La misura contestata dagli Artigiani prevedeva per i cittadini uno sconto diretto in fattura, a carico dell’impresa, in alternativa alla detrazione fiscale dal 50% all’85% spalmabile in 10 anni. Sconto che l’impresa avrebbero potuto farsi rimborsare dallo Stato tramite un corrispondente credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque anni. Inoltre, l’azienda potrà scegliere di cedere il credito così acquisito ai suoi fornitori di beni e servizi. Non potrà invece cederlo a istituti di credito e intermediari finanziari.

Nel 2018 in Sardegna, le detrazioni per ristrutturazioni ed ecobonus hanno attivato investimenti per 390 milioni di euro.

Facendo un esempio, rifacendo il tetto dell’abitazione per una spesa complessiva di 20.000 euro, il proprietario ha diritto a una detrazione fiscale del 65% pari a 14.300 euro che potrà recuperare in dichiarazione dei redditi in 10 anni. Secondo l’articolo contestato, la stessa cifra potrebbe essere subito “scontata” cedendo il credito a chi ha eseguito i lavori. Quindi, per il committente, la ristrutturazione di fatto costa “solo” 5.700 euro, dato che i restanti 14.300 euro se li sobbarcherebbe l’impresa che ha realizzato i lavori.

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