Lettera aperta di un lettore sull’abbandono dei minori in tenerissima età

Ho appena finito di leggere su La Sicilia la storia di Rossella, “presa e buttata” il 16 giugno 1974 dai genitori biologici ed oggi ancora alla ricerca delle “proprie radici”.

Come tutte le storie di abbandono e di comprensibile ricerca dei propri natali il vissuto di Rossella colpisce sia chi racconta, sia chi legge. Nessuno che non si trovi in queste situazioni credo possa immedesimarsi come quanti siano protagonisti diretti, ciascuno dei quali con la propria sensibilità e pure (presumo) angoscia. Auguro a Rossella di trovare risposta alla sua crescente necessità di ritrovare le sue radici per sopravvivere a quell’abbandono che la ha così tanto segnata. Ma la mia attenzione si è posata anche sulla mamma adottiva e sulle nobilissime parole con cui accompagna ed incoraggia le speranze di Rossella.

Premesso che mi baso esclusivamente su quanto ho letto nell’articolo di Rossella Jannello. Quello che si può dedurre (se non ci sono “dinamiche non rivelate”) è con quanto amore e disponibilità i coniugi Puglisi si siano fatti avanti per adottare la bambina abbandonata in quell’orfanotrofio e come la abbiano cresciuta, amata e portata alla maggiore età nel migliore dei modi possibili. Dopo la morte del marito, cui non sembrerebbe essere mancato l’affetto e la riconoscenza della stessa Rossella, la signora Edda risponde ai rimproveri della figlia per aver taciuto sulla adozione: “non odiarmi, saresti rimasta in istituto e tua madre non sarebbe mai venuta a riprenderti”. Ovvero la pura e semplice verità, dimostrata dallo scorrere dei decenni. Ma “non odiarmi” è oltremodo pesante se la signora Edda ha percepito tale sentimento nei comportamenti di Rossella.

Deve davvero amare la figlia adottiva come solo una mamma può fare per sostenerla totalmente nella infruttuosa ricerca, facendole persino concludere: “morirei più contenta se sapessi che ha un punto di riferimento, che non si sentisse più presa e buttata via”. Proprio lei (la signora Edda), che, assieme al marito la ha raccolta dall’abbandono e la ha curata giorno per giorno (come una madre naturale dovrebbe sempre fare), riconosce il più amaro dei fallimenti genitoriali. Malgrado il grande amore, non ha potuto e/o saputo far nulla per la crisi esistenziale della amata figlia.

Coraggio, gentile signora mia…sono convinto ci sia sempre Qualcuno che vede e sa!!

Vincenzo Mannello

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