Tari più cara per errore: ecco come ottenere il rimborso

 Tari: cittadini costretti per anni a corrispondere somme eccessive per errore. Vediamo come ottenere il rimborso.

tariL’Italia è uno dei Paesi in cui sicuramente si pagano più tasse. Queste ultime, oltre ad essere numerose, sono spesso sproporzionate, eccessive, illegittime, a volte assurde. Si pensi alla tassa sui sacchetti della spesa per comprare frutta e verdure di prossima introduzione (sul punto leggi: In arrivo la tassa per comprare frutta e verdure) o alla macabra “tassa sulla morte”, oggetto di un disegno di legge attualmente all’esame del Senato (in proposito leggi: In arrivo la macabra “tassa sulla morte”).

Il Fisco provoca sempre maggiore stress al contribuente, il quale si trova talvolta a dover affrontare i problemi burocratici connessi al rimborso delle tasse dichiarate illegittime. Ci si sta riferendo alla questione relativa alla tassa sui rifiuti.  Da un lato, infatti, il cittadino è stato costretto a pagare l’Iva sulla tassa rifiuti, meccanismo dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale e dalla Corte di Cassazione [1] (per saperne di più leggi: Tassa rifiuti: come chiedere il rimborso Iva); dall’altro lato, ha dovuto corrispondere per anni la Tari gonfiata dai Comuni a causa di un errore sul computo della quota variabile concernete le pertinenze (in proposito: Tari illegittima: come chiedere il rimborso). Cosa fare, quindi, per chiedere ed ottenere il rimborso? Esaminiamo di seguito il problema dell’errore di calcolo sulla Tari e vediamo quali sono gli strumenti di tutela per il cittadino.

Tari: cos’è e chi la paga

La Tari (Tassa Rifiuti) è l’imposta comunale sui rifiuti, sostituiva della vecchia Tares (in vigore nel 2013), che è stata introdotta con la legge di stabilità 2014. Costituisce, insieme all’Imu e alla Tasi, la Iuc (Imposta unica comunale). La somma dovuta ai Comuni a titolo di Tari, deve essere elargita da coloro che possiedono o detengono, a qualsiasi titolo, locali o aree scoperte, qualunque sia l’uso cui sono adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. L’imposta sui rifiuti in questione, dunque, deve essere versata al Comune dagli inquilini, non importa se proprietari o affittuari.

Tari: come si calcola

La Tari si compone di una parte fissa ed una variabile:

  • La parte fissa viene calcolata moltiplicando i metri quadrati dell’immobile (si considera al riguardo la superficie calpestabile), comprese le pertinenze (come la cantina, il box auto o la soffitta). È palese che più grande è la casa e più elevata è la somma da versare.
  • La quota variabile cambia in base al numero dei componenti della famiglia; essa è rapportata alla quantità di rifiuti che presumibilmente viene prodotta da colui o da coloro che risiedono nell’immobile in questione.

Qualora l’abitazione abbia anche delle pertinenze (si pensi alla cantina, al box auto e alla soffitta), la superficie delle pertinenze deve essere sommata alla superficie dell’abitazione principale.  Una volta compiuta tale operazione, si deve procedere all’aggiunta delle tariffe relative alla quota variabile.

L’errore di calcolo dei Comuni

Ma veniamo all’errore di computo della parte variabile dei Comuni, che è stato la causa di cartelle di pagamento gonfiate recapitate al cittadino.

I Comuni hanno frequentemente calcolato illegittimamente la Tari, dividendo l’abitazione dalle sue pertinenze e sommando ad ognuna di esse la quota variabile. In base a tale calcolo il povero contribuente si è visto recapitare cartelle di pagamento indicanti somme di notevole entità: egli è stato costretto a corrispondere addirittura il doppio rispetto al dovuto.

La dichiarazione del Mef

Dalla parte del cittadino si è schierato il Mef. Il sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Baretta, ha recentemente risposto ad una interrogazione parlamentare proposta da Giuseppe L’Abbate, in materia di imposta sui rifiuti. Ciò che ha costituito lo spunto per chiedere al Governo dei chiarimenti sono state le numerose lamentele dei cittadini, ai quali venivano recapitate delle cartelle di pagamento eccessive nell’ammontare. Secondo quanto dichiarato dal sottosegretario, la parte variabile della tariffa va computata una sola volta, considerando l’intera superficie dell’utenza composta sia dalla parte abitativa che dalle pertinenze situate nello stesso Comune.

Pier Carlo Baretta ha chiarito che la regola generale si deduce da un regolamento in tema di Tares [2] che si applica anche alla Tari per quanto concerne i fruitori delle utenze domestiche. Secondo tale normativa, se chi le usa non ha nel Comune utenze abitative, le pertinenze (cantine, autorimesse o altri simili luoghi di deposito) si considerano utenze domestiche condotte da un occupante (cioè vengono considerate case); se, invece, chi le usa è titolare di  utenze abitative nel Comune di riferimento, i medesimi luoghi si considerano utenze non domestiche (cioè locali accessori alla casa).

La campagna “SOS Tari”

I contribuenti chiedono, pertanto, la restituzione delle somme illegittimamente versate. Le irregolarità in tema di Tari erano da tempo oggetto di apposite segnalazioni da parte del Movimento difesa del cittadino, che, per venire incontro alle richieste dei cittadini, ha lanciato la campagna “Sos Tari“. Quest’ultima ha lo scopo di far ottenere ai contribuenti la restituzione delle somme illegittimamente versate ai Comuni. Come si può aderire? È necessario spedire una mail alle sedi locali: l’associazione, dopo aver proceduto alla verifica delle cartelle di pagamento, invierà l’istanza di rimborso al municipio competente.

Come presentare autonoma domanda di rimborso?

Per presentare autonoma domanda di rimborso, invece, è necessario preliminarmente verificare che effettivamente il Comune abbia calcolato la quota variabile della Tari in maniera distinta su immobile e pertinenze. È possibile presentare richiesta al Comune di accesso agli atti amministrativi [3], al fine di consultare il proprio fascicolo e verificare i criteri adottati per il calcolo del tributo. In seguito, si deve presentare domanda di rimborso direttamente al Comune o al diverso ente che gestisce la riscossione della tassa rifiuti.

La richiesta va presentata di persona, con raccomandata a.r. (con avviso di ricevimento) o con posta elettronica certificata firmata dal titolare dell’utenza Tari. Attenzione: vanno citati gli estremi dell’interrogazione parlamentare n. 5-10764 del 18 ottobre 2017 e allegate le prove del pagamento. In caso di silenzio o di diniego occorre presentare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale entro i successivi 60 giorni. Va precisato che le domande di rimborso della quota illegittima della Tari calcolata sulle pertinenze può essere presentata per gli importi di tassa rifiuti versati negli ultimi 5 anni, in quanto gli altri pagamenti sono caduti in prescrizione.

Fonte: https://business.laleggepertutti.it

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