Santa Teresa Gallura. Cala Sambuco: da paradiso a mondezzaio

Le bellezze di Santa Teresa, nell’ambito del suo territorio, sono indiscutibili. Esse, per chi arriva via mare o via terra, all’occhio del visitare appaiono in tutta la loro maestosità.

Ogni insenatura, ogni roccia, ogni anfratto suscita sbigottimento e meraviglia nell’animo di chi giunge a “Lungoni” per la prima volta.

Non c’è essere umano, infatti, che metta piede a Santa Teresa che non esclami: questo è un paradiso. Grandi e piccoli rimangono estasiati nel vedere tanta bellezza, tanta suggestività di forme e di colori.

A “rapire” i sentimenti del visitatore i fattori sono numerosi, dalla caratteristica del centro storico, la torre e la spiaggia de “La Rena Bianca”. E’ da sottolineare, tuttavia, che ad esercitare un particolare richiamo, in qualsiasi periodo dell’anno, è soprattutto Capo Testa con i due mari e Cala Spinosa.

La natura e il Padre Eterno, insomma, in questo lembo di terra del nord Sardegna, hanno creato un quadro d’incomparabile bellezza che difficilmente trova riscontro altrove. Da “La Colba” a Capo Testa fino a Ponte Liscia, è tutto un insieme di bellezze incomparabili che creano sensazioni difficili da descrivere perché, nell’insieme, rapiscono il cuore e l’anima dell’essere umano.

Il nostro, ovviamente, non vuole essere e tanto meno vuole sembrare uno sciovinismo fuori luogo, bensì rappresenta l’espressione e la descrizione di un territorio che, nel suo insieme, propone qualcosa di particolare, con caratteristiche veramente esclusive. A testimonianza di ciò, è significativo l’incremento demografico che Santa Teresa ha registrato, principalmente, dal 1965 al 1985, in pieno boom turistico, con l’acquisto delle seconde case.

E’ pur vero che i residenti sono cresciuti anche negli anni successivi, ma il fenomeno, in parte, era connesso più a ragioni occupazionali che per motivi affettivi. Resta il fatto, tuttavia, che Santa Teresa piace nel suo complesso anche per le caratteristiche di alcuni suoi insediamenti turistici che hanno funto da traino alla crescita turistica ed economica del paese: valle dell’Erica, Guardia del Corsaro, Conca Verde, Terra Vecchia, Santa Reparata, La Marmorata e Porto Quadro.

Anche il paese, per contro, ha registrato una considerevole espansione, vuoi per la speculazione edilizia, vuoi perché i comparti edificabili non mancavano allora e non mancano neanche oggi. Nonostante ciò, qualche angolo di territorio è ancora “incontaminato” e ha conservato la sua originale bellezza. Parliamo di Cala Sambuco, con una spiaggia mozzafiato e dove, negli d’oro del turismo teresino (anni 70-80) era operativo pure un campeggio frequentatissimo per tutta l’estate.

A gestirlo il proprietario dell’area (circa otto ettari), Benito Cervelli, che con grande passione e amore lo trasformò in una vera oasi di pace con una natura incontaminata. Poi il campeggio chiuse i battenti e l’intera area, con destinazione turistica-alberghiera (potenzialità di 11.000 metri cubi circa) fu messa in vendita e acquistata da una società torinese.

Nel tempo furono presentati diversi progetti, ma tutto si arenò nei meandri della burocrazia. Oggi l’intera area è classificata zona H, ossia totalmente inedificabile. Il “paradiso”, insomma, è stato preservato da possibili insediamenti, ma l’intera area, abbandonata da anni, è ridotta ad una vera e propria discarica abusiva, dove si trova di tutto. Le immondizie abbandonano un po’ ovunque, di ogni genere e specie, compresi pezzi d’amianto.

All’interno di alcuni locali, ormai ridotti a veri e propri ruderi, è ammassata tanta mondezza, dagli elettrodomestici, ai materassi e diversa cianfrusaglia. E’ un vero peccato che nel corso del tempo sia mancato l’intervento pubblico e privato a salvaguardia di un angolo d’incomparabile bellezza ambientale.

Possiamo dire che finora a Cala Sambuco ha prevalso il disinteresse e l’abbandono, a testimonianza di un’incuria incomprensibile e ingiustificata sotto ogni punto di vista. La situazione ambientale e sanitaria che vi si riscontra, è tale da non poter essere tollerata ancora per lungo tempo, se si vuole evitare l’inquinamento del sottosuolo e della stessa spiaggia.

Da tener presente, inoltre, che nei pressi della spiaggia si trova una fantastica grotta chiamata la “grotta dell’amore” e di fianco c’è una bellissima grotta lunga diversi metri all’interno della quale si si può vivere un’esperienza unica. Che fine potrà fare Cala Sambuco, dunque? Non è da escludere che qualcuno, dentro o fuori del Comune, stia pensando ad un eventuale esproprio con l’adozione del P.U.L. (Piano Utilizzo Litorali) e prevedere, in prossimità della spiaggia, qualche infrastruttura turistica (un chiosco?). Chi sarà il fortunato?

 

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