Movimento per la Sardegna-Sardi nel mondo: “Vogliamo la ripresa della nostra isola”

C’è un gran viavai negli ultimi tempi, davanti al palazzo della RAS. Vogliono risposte gli operai senza lavoro, aspettano proposte i giovani: quelli che hanno terminato il loro percorso di studio, quelli che non studiano, che non si formano, che non hanno lavoro e neppure lo cerca.

Vogliono risposte anche gli ambientalisti e gran parte della popolazione, i dipendenti di Euralluminia da otto anni, ormai, in cassa integrazione . Otto anni di attesa, di promesse, di trattative, otto interminabili anni di vuoto.E se si pensa anche alle vertenze riguardanti ,per esempio, Legler, Vinyls, Ottana, da anni in attesa di soluzioni, la situazione è alquanto inquietante.

Certo , in una società non si può essere sempre d’accordo su tutto ma quando per i più si consolida la sensazione di non essere ascoltati e la classe politica – come oggi è rappresentata qui da noi – non è in grado di impedire il declino e riportare il territorio verso la necessaria e urgente ripresa , allora la situazione è veramente allarmante. Anche perchè una legittima critica, in situazioni come le attuali, viene facilmente mescolata al rancore che poi si trasforma in diffamazione e violenze contro la „guida politica“.

A noi del Movimento per la Sardegna – Sardi nel mondo non interessa alimentare la retorica dell’emarginazione, della diffidenza, dell’insofferenza nei confronti dei nostri rappresentanti politici a cui, mi pare, sembra mancare quella capacità essenziale che dicevano di possedere e cioè guida e sostegno per la comunità che, votandoli, si è affidata a loro.

A noi del Movimento per la Sardegna – Sardi nel mondo, non interessa un cordiale sputtanamento mediatico della nostra „guida politica“, ma interessa, invece, che il presidente Pigliaru e il suo governo ritrovino il percorso su cui indirizzare la ripresa e la riscossa della nostra isola.

In questa ottica di sviluppo possibile, abbiamo presentato progetti, proposte di investimento atti a risolvere – se non del tutto, certamente in modo significativo – i problemi energetici della Sardegna, nel totale rispetto ambientale. L’aspetto energia, da fonti rinnovabili, una priorità nel catalogo delle politiche regionali perché interessano non solo economia e ambiente ma ,per conseguenza diretta, incide su aspetti importanti come il lavoro e la salute, migliorandone la qualità e riducendone i costi.

Ma a tutte le nostre proposte, purtroppo, ha fatto seguito un’inspiegabile silenzio del governatore e del suo apparato di governo. Ma il PD non voleva essere il cambiamento? Aperto al dialogo, attento ai problemi, alla realtà della comunità, del popolo?

Ricordo il piacere provato leggendo, nel 2012, quanto il nostro Francesco Pigliaru riguardo l’Alcoa scriveva:“(…) La Sardegna non produce bauxite e persino con favorevolissime condizioni – e non è questo il caso – sarebbe antieconomico importare allumina ed esportare alluminio …Non c’è mercato al mondo in cui questo accada(…)e mentre si discute di Alcoa, in Russia e in Arabia Saudita, dove esiste un costo dell’energia incomparabilmente più basso, si realizzano impianti 5 o 6 volte più grandi dello smalter di Portovesme, con enormi economie di scala capaci di ridurre ulteriormente i costi. Il problema supera i confini regionali e riduzioni importanti di capacità produttiva sono in programma in tutta Europa. Una classe dirigente seria dovrebbe dirsi e dire che ragioni strutturali e non di congiuntura impediscono che queste produzioni possano continuare ad offrire un credibile futuro economico“.

Parole sante, da economista, allora. Una volta eletto governatore ha cambiato idea tanto da adeguarsi al disegno della Glencore e del gruppo Rusal interessatissimi partner al tavolo di trattativa regionale e governo centrale dove hanno assicurato la fornitura di bauxite – che loro importano dall’Australia o dalla Nuova Guinea – oltre chiaramente alla massima disponibilità a fornire il carbone – anche questo importato da loro, vista la scarsa qualità del carbone del Sulcis – per alimentare la nuova centrale a carbone di 300MW a Portovesme , annunciata da Enel.

Disegno, questo, apparentemente bocciato dal nostro governatore Pigliaru che a Parigi per le trattative Cop 21 sul clima, aveva rivendicato la portata storica dell’intesa e anzi davanti alle telecamere di mezzo mondo affermava, con evidente orgoglio, il ruolo leader della Sardegna dicendo che non solo sottoscriveva l’accordo di ridurre le emissioni di CO2 del 40% ma si impegnava fortemente a raggiungere una riduzione di CO2 dell 50%.Dopo queste affermazioni, al suo rientro in Sardegna annunciava che la centrale di Portovesme sarebbe ripartita …a carbone !! Alleluia.

Complimenti signor Presidente.

Evidentemente quando si parla di Rinascita , di sviluppo del polo industriale del Sulcis, la salute degli abitanti non ha alcun valore.
Ad avvalorare questa mia, nostra constatazione ha contribuito ultimamente e in modo determinante, il senatore Silvio Lai con il suo emendamento al D.L. nr. 91/2017, convertito nella L.123/2017.
Con l’emendamento Lai in questione, si sottraggono , con effetto retroattivo, dal relativo regime le aree gravate da uso civico che siano state destinate alla realizzazione di opere/interventi industriali per il perseguimento dell’interesse generale dello sviluppo economico della Sardegna.

L’emendamento, non indicando le reali implicazioni conseguenti alla rimozione dei vincoli, non dichiara „impossibile“ la presenza di usi civici nelle zone industriali, ma riconosce retroattivamente la validità di atti adottati in violazione di legge. Contrariamente a quanto esterna il senatore Lai, quindi, nelle aree gravate da uso civico e piegate all’uso industriale – in modo illecito – esplicitamente nel territorio di Portovesme, non pascolano ne greggi ne si producono alimenti, accertato che coltivare nei fanghi rossi, tecnicamente non è possibile.

E queste scelte poi le chiamate sviluppo sostenibile, sensibilità e rispetto ambientale!

Al nostro Governatore, a tutti i decisori politici e al senatore Lai, vogliamo ricordare che la zona di Portovesme/Portoscuso è inserita nel Sito di Interesse Nazionale e che è un’area talmente contaminata da essere classificata tra le aree più pericolose d’Italia e che necessita di interventi di bonifica del suolo e del sottosuolo, delle falde idriche, dell’ambiente in generale.

Anche un comunicato della Direzione Generale dell’ASL nr. 7 di Carbonia, a seguito dei risultati dei monitoraggi condotti dall’ISPRA in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, già nel 2014 invitava il sindaco di Portoscuso ad assumere provvedimenti urgenti per vietare la la commercializzazione del latte ovino e caprino, il macello dei capi allevati presso le attività produttive del territorio, la commercializzazione e l’uso dei prodotti ortofrutticoli e vitivinicoli locali.

Ebbene in questo scenario surreale , proprio colui che – oggi alla guida della Sardegna – cinque anni fa incitava a sbloccare le bonifiche per rendere credibile la prospettiva di un sostenibile sviluppo basato sulla bellezza paesaggistica, insiste ancora con con questa politica fallimentare coadiuvato, in questa scelta immorale, dal contributo determinante del senatore Lai che ,col suo emendamento, porterà al raddoppio del bacino dei fanghi rossi con un innalzamento di 10 metri del bacino esistente sino a 46 metri d’altezza e una superficie di 178 ettari.

Io, noi e chiunque usi il buon senso, concordiamo nel pensare che la mancanza del lavoro uccide la dignità, la libertà e la speranza. Allo stesso tempo siamo certi e profondamente convinti che lavoro, ambiente e salute devono assolutamente convivere. Non condividiamo in assoluto questa scelta di chi governa la Sardegna in cui la posta in gioco è la salute dei cittadini. Una scelta immorale ed irresponsabile che è una condanna per questa e le future generazioni.

Chi distrugge il territorio, l’economia, la speranza ,non può certo vantarsi di aver fatto qualcosa di buono per la collettività.

Da molto tempo siamo stati compagni, da molto tempo siamo stati vostri critici e per lungo tempo siamo stati vostri elettori. Nonostante le molte critiche in dettaglio, abbiamo avuto la sensazione che volevate e potevate rappresentare lo spirito di una generazione, della nostra mentalità, della nostra politica, della nostra valutazione della situazione, anche se di tanto in tanto offrite sorprese non sempre piacevoli.

Buona politica significa formare, progettare, riconoscere e riflettere sulla realtà e trovare soluzioni altrimenti non serve a niente. E se per questo le vie si sono temporaneamente separate , siamo pur sempre rimasti in contatto. Noi, per dirlo ancora in modo chiaro, eravamo e siamo sempre per una politica di sviluppo, di formazione, di buona scuola, educazione e rispetto ambientale e cooperazione internazionale.

Con queste vostre scelte, con questo vostro programma – che contestiamo esplicitamente a viva forza – non solo tutto questo è semplicemente morto e sepolto, ma significa anche che vi autosqualificate nel processo politico. E questo non è solamente segno di incompetenza e immaturità ma soprattutto è vigliaccheria. E noi vigliacchi non siamo mai stati.

Pietro Casula
Presidente
Movimento per la Sardegna – Sardi nel mondo

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