“Le nostre anime di notte”: dalla solitudine alla vita, tanto per provare

Louis Waters ed Addie Moore sono due vicini di casa, vedovi ed anziani. Ognuno di loro conduce un’esistenza tranquilla e abitudinaria nella speranza che, attraverso la routine, si possa dimenticare la solitudine.

La vita continua a scorrere inesorabile fino a quando uno dei due si fa forza e bussa alla porta dell’altro. A fare il primo passo è Addie che, gestendo a fatica l’ansia, propone a Louis di dormire insieme. Non si tratta di una relazione, né di incontri sessuali, ma soltanto di compagnia. Le ore notturne sono, a suo dire, i momenti peggiori della giornata, i momenti più tristi. Dopo un iniziale dubbio, Louis accetta la proposta e, ogni sera, raggiunge la sua vicina stringendo tra le mani una busta con dentro il pigiama. I due iniziano a conoscersi e a confidarsi sempre più, aiutati dall’arrivo inatteso del nipotino di Addie. Jamie, questo il nome del bambino, attraverso la sua stessa solitudine e il bisogno di attenzioni riesce ad unire ancor più Louis e Addie che, per l’occasione, rispolverano le vecchie competenze genitoriali.

Intenso nella sua sconcertante semplicità, “Le nostre anime di notte” (Our Souls at Night) -tratto dal romanzo omonimo di Kent Haruf e presentato al Festival del Cinema di Venezia 2017  si propone di scandagliare i sentimenti umani come pochi film sanno fare. Aiutato da un cast straordinario che vede come protagonisti i premi Oscar Robert Redford e Jane Fonda, il film diretto dal trentottenne Ritesh Batra e distribuito sulla piattaforma Netflix a partire dal 29 settembre, commuove con delicatezza tutti coloro che si sono innamorati, sentiti soli e che, almeno una volta nella vita, si sono lasciati sopraffare dalle emozioni prima ancora che dalla ragione. Così l’umanità trionfa su ogni cosa, spazzando i pregiudizi, la paura e l’imbarazzo che troppo spesso ingabbiano le nostre voglie, nonché il desiderio sano e naturale di condivisione col prossimo. Perché, infatti, ci si dovrebbe obbligare a trascorrere delle esistenze tristi e solitarie quando incrociando le proprie strade si potrebbe rinascere? Questa è la domanda che attanaglia Addie, una donna che per tutta la vita si è chiesta cosa fosse giusto o sbagliato fare, anteponendo gli obblighi alle necessità esistenziali. In fin dei conti, due solitudini fanno una compagnia e allora è meglio provarci.

“Le nostre anime di notte”, dunque, non è solo un film drammatico e sentimentale che strizza l’occhio al romanticismo, ma è un’indagine sulla vita, sull’essere maschi e femmine, bambini, adolescenti, adulti o anziani. Non importa l’età anagrafica, né, forse, l’identità sessuale: la solitudine obbligata dagli accidenti della vita altro non è se non tristezza e, in quanto tale, va combattuta con gli affetti, con la capacità di mettersi in discussione e di scoprire la bellezza dei sentimenti puri e disinteressati. La vita, insomma, va vissuta e non osservata da dietro una tendina.

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