Centrosinistra o centrodestra? Chi vince avra’ la sua bella gatta da pelare

Piove, mare mosso, ma per la politica teresina sono giorni di calma piatta. Evidentemente per il centrodestra e per il centrosinistra è un momento di riflessione. Molto probabilmente, dopo i diversi contatti con le persone da candidare, ora si stanno tirando le somme sulla composizione delle rispettive liste, anche se qualche casella rimane ancora vuota.
Il “buco” non è da attribuire a mancanza di materiale umano, bensì alla necessità di valutare il reale peso di ciascun candidato. Vi è pure l’esigenza, tra l’altro, per entrambi gli schieramenti, di decidere quante donne candidare, anche se, al momento, in termini di numeri, la disponibilità sembra piuttosto limitata.Molte esponenti del gentil sesso, infatti, hanno respinto l’invito, consapevoli che l’impegno politico, se svolto con sensibilità e responsabilità, sottrae tempo prezioso alle necessità familiari. In effetti, per una moglie e madre di famiglia, non è facile conciliare gli impegni politici con quelli familiari, soprattutto nel caso di un incarico in giunta.
Alla fine, però, anche questi problemi saranno superati. Marco Gelsomino e Gianni Godelmoni da un lato, Gigi Scarone e Angelo Murineddu dall’altro, hanno le idee ben chiare sul come procedere e chiudere le liste nel modo migliore. Ovviamente avranno il loro bel da fare nel conciliare le pretese e le pressioni, interne ed esterne, che riceveranno per candidare tizio piuttosto che caio. Gli interessi che ruotano attorno ad un’amministrazione comunale, sono tanti e tali che i soliti “marpioni”, quelli che hanno interessi da difendere e da coltivare, faranno il possibile per essere rappresentati attraverso amici, parenti e prestanome, all’interno del consiglio comunale.
Nessuno, per favore, storca il naso per questa nostra affermazione, poiché gli “affaristi” sono sempre in agguato e riescono ad intrufolarsi al meglio nel “Palazzo”, per condizionare scelte e provvedimenti, soprattutto in campo edilizio e urbanistico affinché tutto torni a loro favore. Lo schieramento che uscirà vincente il prossimo maggio, dovrà assumere fermo impegno di agire, nel corso del mandato, essenzialmente nell’interesse collettivo, bandendo clientelismo e pretese di parte, oltre a “mettere alla porta” chi punta, per collocazione politica, amicizie e senso degli affari, a trarre profitto da una civica amministrazione “amica”.
Dovrà, tra le altre cose, monitorare, costantemente, la situazione socioeconomica delle famiglie meno abbienti, volgendo lo sguardo e le attenzioni non solo agli extracomunitari, ma anche ai nuclei familiari dei teresini, molti dei quali, per mancanza di lavoro, non navigano nell’oro. Sarebbe opportuno, inoltre, che nell’elargizione dei sussidi si facciano dei doverosi controlli nei confronti dei beneficiari, i quali, furbescamente, non esitano, poi, ad utilizzarli non in maniera adeguata. E i controlli vanno fatti, soprattutto, per combattere il lavoro nero.
A Santa Teresa, tra l’altro, quella del lavoro nero è diventata una vera e propria piaga, che si trasforma in una sorta di punizione nei confronti dei cittadini onesti che operano legalmente e pagano, doverosamente, le tasse. E’ un argomento, questo, che in campagna elettorale nessuno dei due schieramenti affronterà con schiettezza perché sotto il profilo elettorale può rappresentare un’arma a doppio taglio. Ma un’amministrazione comunale ha il sacrosanto dovere di affrontare anche le questioni più scabrose e far sì che la legalità abbia a trionfare in tutti i settori della vita pubblica cittadina.
Si favorisca, piuttosto, la nascita di nuovi alberghi, impedendo con gli strumenti legislativi a disposizione, che un domani, attraverso il cambio della destinazione d’uso, siano trasformati in appartamenti. C’è poi da regolamentare tutto il settore commerciale, che fino ad oggi è stato abbandonato a se stesso.
Continuano a nascere negozi, ristoranti e pizzerie. E’ progresso? E’ benessere? Molti ritengono di sì, altri, invece, sostengono il contrario. Che dire in proposito? C’è un aspetto sul quale, finora, non si è posta molta attenzione. E’ quello relativo all’abbattimento delle barriere architettonico, la cui legge è in vigore dal 1986. Non è una novità rilevare che l’accesso a molti esercizi pubblici, causa gradini e scale, è impossibile per i disabili.

Immagine 227Dove sono le rampe? Non tutti i pubblici esercizi, obbligati per legge, ne sono muniti, e dove le rampe esistono non tutte rispettano la pendenza dell’8%. Da notare, tra l’altro, che la normativa riguarda anche i cambi di destinazione d’uso e le ristrutturazioni.
In particolare la legge 104/92 prevede:
– che il rilascio delle concessioni edilizie sia vincolato al rispetto della normativa in materia di barriere;
– siano dichiarate inagibili e inabitabili (e sanzionati i responsabili) le opere realizzate in edifici pubblici o aperti al pubblico che compromettono l’accessibilità ai disabili;
– sia riservata una quota di fondi per opere nell’edilizia residenziale pubblica;
– che siano adeguati i regolamenti edilizi comunali alle norme vigenti.
Insomma, in materia d’abbattimento di barriere architettoniche la civica amministrazione ha il dovere di indurre tutti (compresa essa stessa) ad applicare la normativa in modo integrale. Problemi non ne mancano in tutti i settori, a partire dalla forte esigenza di incidere profondamente sul tessuto sociale, se si vuole che Santa Teresa riprenda a marciare come un tempo. D’interventi da compiere ce ne sono diversi, indispensabili, appunto, per imprimere una svolta seria ad un’economia asfittica e in costante…caduta. Non è più tempo di pensare al mattone in termini di metri cubi. Si deve entrare nell’ordine d’idee di dire basta a nuove lottizzazioni e seconde case. La vocazione di Santa Teresa è prettamente turistica e, conseguentemente, chiunque dovesse aggiudicarsi la contesa elettorale, ha l’obbligo, da subito, di definire una bozza di programma d’interventi nei vari settori, da sottoporre, a fine estate, alla cittadinanza, per discuterlo, analizzarlo e sviscerarlo in tutti i suoi aspetti, affinché, tutti insieme, si definiscano le direttrici operative perchè Santa Teresa torni ad essere stella di prima grandezza nel settore turistico isolano.
Finora, purtroppo, su questo fronte si è fatto poco e non si è inciso in maniera determinante. E’ necessario che la nostra cittadina riparta e per farlo c’è necessità di una profonda scossa. Di risorse a disposizione ce ne sono un’infinità: mare, campagna, bellezze naturali, spiagge, porto, archeologia, tradizioni e ambiente. Si tratta di risorse che, se adeguatamente valorizzate, rappresentano un supporto eccezionale per sviluppare in maniera adeguata l’attività turistica.
E’ pur vero che nel corso del quinquennio l’amministrazione comunale non se n’è stata con le mani in mano, ma poteva fare molto di più: dall’urbanistica all’ambiente, dallo sport alla viabilità, dalla regolamentazione commerciale alla Silene, dalla portualità alla promozione di servizi qualità. Solo attraverso una visione d’insieme dei problemi che ancora attanagliano Santa Teresa, si possono gettare le basi per allungare la stagione turistica e generare reddito per l’intera popolazione.
Con questo non significa che l’amministrazione uscente non ha meriti. Il fatto, ad esempio, dell’ultimazione delle “incompiute” lasciate in eredità dall’amministrazione Bardanzellu, rappresenta una nota di merito, a cui vanno aggiunte anche una serie d’iniziative rilevanti. Ce n’è abbastanza, insomma, per concedergli la sufficienza, ovviamente mettendo in conto anche l’attenuante della crisi. La nuova amministrazione comunale, chiunque vinca, non potrà trastullarsi su questioni di lana caprina. Dovrà impegnarsi tenacemente per far sì che Santa Teresa torni a splendere più di prima sul panorama turistico isolano.

Bruno Fadda

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